Indice 7 sezioni
- Cosa vedrai in questo esempio di Dichiarazione di Conformità compilata
- Esempio di DiCo impianto elettrico compilata, quadro per quadro
- Modello DiCo compilato, esempio: il caso di un impianto a gas
- Gli errori tipici da non copiare nell’esempio compilato
- L’esempio è solo la copertina: gli allegati che lo accompagnano
- Dall’esempio alla tua DiCo: cosa replicare e cosa adattare
- In sintesi
Vedere un esempio di Dichiarazione di Conformità compilata vale più di mille spiegazioni teoriche. Una cosa è leggere “indica la tipologia dell’intervento”, un’altra è guardare come quel campo appare scritto bene su una DiCo vera. In questa guida non rifacciamo il giro dei campi uno per uno, che è il lavoro della guida alla compilazione dell’Allegato I: mostriamo una dichiarazione già completata e la commentiamo a margine.
Tutti i dati che vedi sotto sono inventati e didattici: nomi, partita IVA, indirizzi e numeri di iscrizione sono di pura fantasia e servono solo da riferimento di lettura, non da modello da ricopiare. Vedremo due casi: un impianto elettrico residenziale e un impianto a gas, quadro per quadro, così da cogliere anche le differenze tra le due categorie.
Se invece di leggere i commenti vuoi sfogliare o scaricare dichiarazioni complete, trovi una libreria di esempi di DiCo in PDF per ogni tipo di impianto, generate con DiCoFacile e compilate con dati di fantasia.
Cosa vedrai in questo esempio di Dichiarazione di Conformità compilata
L’esempio segue la struttura a quadri del modello dell’Allegato I del D.M. 37/2008, lo stesso a cui rimanda l’art. 7 del decreto. Per ogni quadro trovi prima il testo “come appare compilato”, poi una o due righe di commento sul perché è scritto in quel modo. Niente di più: il dettaglio di ogni casella resta nella guida dedicata, qui ci interessa la lettura d’insieme di una DiCo fatta bene.
Se vuoi prima la definizione del documento, è nel glossario alla voce Dichiarazione di Conformità.
Esempio di DiCo impianto elettrico compilata, quadro per quadro
Caso: rifacimento dell’impianto elettrico di un appartamento. Ecco come si presentano i quadri principali, con dati di fantasia.
Quadro committente e ubicazione
Sig. Mario Rossi (committente), impianto sito in Via dei Tigli 12, interno 4, 20100 Milano (MI), foglio 21, mappale 145, sub. 7.
Il committente è indicato per esteso e l’ubicazione è precisa fino all’interno e ai riferimenti catastali. È la differenza tra una DiCo identificabile e una generica: “Via dei Tigli, Milano” non basta.
Quadro impresa installatrice e Responsabile Tecnico
Impianti Bianchi S.r.l., P.IVA 01234567890, iscritta alla CCIAA di Milano n. MI-000000, abilitata per la lettera a). Responsabile Tecnico: geom. Luca Verdi.
Compaiono ragione sociale, partita IVA, iscrizione camerale e la lettera di abilitazione (per l’elettrico è la lettera a) dell’art. 1 del decreto). Il Responsabile Tecnico è nominato: è la persona che risponde tecnicamente del lavoro.
Quadro tipologia e descrizione dell’intervento
Rifacimento integrale dell’impianto elettrico dell’unità abitativa: nuovo quadro con interruttore generale e differenziali, rifacimento delle dorsali e dei circuiti luce/prese, nuovo impianto di messa a terra collegato al nodo equipotenziale del bagno. Potenza impegnata 4,5 kW.
La descrizione dice cosa è stato fatto, non solo che “si è rifatto l’impianto”. Indicare la potenza impegnata (4,5 kW) serve anche a giustificare chi firma l’elaborato: sotto i 6 kW per la singola unità abitativa l’elaborato può essere lo schema del Responsabile Tecnico (vedi soglie del progetto per l’impianto elettrico).
Quadro norme tecniche e materiali
Impianto realizzato secondo la norma CEI 64-8 (edizione vigente alla data dei lavori). Materiali conformi alle rispettive norme di prodotto. Relazione sulla tipologia dei materiali impiegati allegata.
Per il residenziale il riferimento è la CEI 64-8: si cita l’edizione in vigore al momento dei lavori, senza andare a memoria sul numero. Trovi la versione vigente nella scheda CEI 64-8. Se nel lavoro ci fosse un quadro di potenza non domestico entrerebbe in gioco anche la serie CEI EN 61439, ma qui non serve. Il metodo per scegliere le sigle giuste è in quali norme CEI e UNI citare nella DiCo.
Quadro dichiarazione finale, data e firma
Si dichiara che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte. Milano, 18 giugno 2026. Firma del titolare/legale rappresentante: [Anna Bianchi].
La data segue la fine dei lavori e le verifiche, non le precede. Firma chi ha il potere di impegnare l’impresa (il titolare o il legale rappresentante), non il solo Responsabile Tecnico.
Modello DiCo compilato, esempio: il caso di un impianto a gas
Stessa struttura, caso diverso: installazione di una caldaia a gas metano in un appartamento. I quadri anagrafici (committente, impresa, RT) si compilano come nell’esempio elettrico: non li ripetiamo. Cambiano la categoria e le norme.
Tipologia e abilitazione
Installazione dell’impianto a gas a servizio di caldaia a condensazione da 24 kW: tubazione gas interna, collegamento dell’apparecchio, evacuazione dei prodotti della combustione, aerazione del locale. Impresa abilitata per la lettera e).
Il gas è la lettera e) dell’art. 1 (impianti per la distribuzione e l’utilizzazione di gas), non la lettera a) dell’elettrico: l’abilitazione dell’impresa va indicata per la categoria corretta.
Norme tecniche e prova di tenuta
Impianto realizzato secondo la serie UNI 7129 (edizione vigente). Eseguita con esito positivo la prova di tenuta dell’impianto prima della messa in servizio.
Per gli impianti a gas domestici alimentati da rete il riferimento tipico è la serie UNI 7129; per portate termiche maggiori o per il GPL cambiano le sigle. Verifica l’edizione e l’ambito esatto sulle schede norme: non fissare numeri a memoria. Nota la riga sulla prova di tenuta: per il gas è una verifica che va eseguita e richiamata, perché è parte di ciò che la firma attesta.
Gli errori tipici da non copiare nell’esempio compilato
Mettendo a confronto un “come NON si scrive” e un “come si scrive bene” si capisce dove la DiCo si rovina:
- Descrizione generica. No: “rifacimento impianto elettrico”. Sì: la descrizione dell’esempio sopra, che dice quali parti sono state toccate e con quale potenza.
- Norme copia-incolla. No: incollare un elenco di norme prese da un’altra DiCo. Sì: citare solo le norme effettivamente applicate, nell’edizione vigente.
- Data anticipata. No: firmare con la data di inizio cantiere. Sì: data successiva a fine lavori e verifiche.
- Firma sbagliata. No: la sola firma del Responsabile Tecnico. Sì: firma del titolare o legale rappresentante che impegna l’impresa.
- Ubicazione vaga. No: solo la via. Sì: interno e riferimenti catastali, come nel quadro committente.
L’esempio è solo la copertina: gli allegati che lo accompagnano
Una DiCo già fatta come quella mostrata non è completa da sola. Fanno parte integrante della dichiarazione i suoi allegati: lo schema dell’impianto realizzato (o il progetto), la relazione sulla tipologia dei materiali e, in caso di rifacimento parziale, l’indicazione della compatibilità con l’impianto preesistente. Senza questi documenti l’esempio compilato resta un foglio incompleto. La checklist completa è in allegati obbligatori della DiCo.
La regola pratica è semplice: se un allegato lo citi nella dichiarazione, devi anche produrlo e consegnarlo.
Dall’esempio alla tua DiCo: cosa replicare e cosa adattare
Dell’esempio puoi riutilizzare la forma: l’ordine dei dati, il livello di dettaglio della descrizione, il modo di citare la norma con l’edizione, la sequenza “lavori, verifiche, data, firma”. Questa è struttura, e una buona struttura si imita.
Va invece sempre adattato al caso reale tutto il resto: i dati anagrafici, la categoria di impianto e la lettera di abilitazione, le norme che hai applicato davvero, il tipo di intervento e, dove rilevano, le soglie che decidono chi firma l’elaborato. Usare una “dichiarazione di conformità già fatta” come esempio è utile; ricopiarla meccanicamente, con i dati di un altro cantiere, è uno degli errori più pericolosi: si rende una dichiarazione che non corrisponde al vero.
In sintesi
- L’esempio mostra una DiCo realistica nei contenuti ma fittizia nei dati: nomi, P.IVA e indirizzi sono inventati e didattici.
- Ogni quadro va riempito con dati precisi e verificati: committente e ubicazione completi, impresa con la lettera di abilitazione giusta (a) per l’elettrico, e) per il gas), descrizione che dice cosa è stato fatto.
- Le norme si citano solo se applicate davvero e nell’edizione vigente (CEI 64-8 per l’elettrico, serie UNI 7129 per il gas domestico): verifica sempre sulle schede norme.
- La data segue fine lavori e verifiche; firma chi impegna l’impresa, non il solo RT.
- L’esempio è la copertina: gli allegati completano il fascicolo. Mai ricopiare l’esempio senza adattarlo al caso reale.
- Generando la DiCo con un sistema guidato come DiCoFacile la compilazione segue i campi uno per uno, così la tua dichiarazione somiglia all’esempio fatto bene, non a quello sbagliato.
Questa guida ha carattere informativo e operativo: non sostituisce la lettura del testo vigente del D.M. 37/2008 né una valutazione tecnica del caso specifico.