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Nel modello Allegato I della Dichiarazione di Conformità (DiCo) c’è un campo dedicato alle norme tecniche applicate. È uno dei quadri che gli installatori compilano con meno attenzione, e che invece può fare la differenza in caso di contestazione. Citare la norma giusta, nell’edizione giusta, dimostra che hai lavorato a regola d’arte. Citare norme che non hai applicato, o edizioni ritirate, indebolisce l’intera dichiarazione.
Questa guida non fornisce un elenco di norme da copiare: insegna il metodo per scegliere quelle pertinenti al tuo intervento. I contenuti normativi dettagliati vivono nelle schede /norme/tutte: questa guida ti dice come usarle.
Cosa va nel campo “norme tecniche applicate”
L’articolo 6 del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37 stabilisce che gli impianti realizzati in conformità alle norme UNI, CEI o di altri enti di normalizzazione europei equivalenti si considerano eseguiti secondo la regola dell’arte. Il campo norme tecniche applicate è il luogo dove scrivi quali di queste norme hai effettivamente seguito.
La funzione del campo è duplice. Per il committente e gli enti che ricevono la DiCo, indica il riferimento tecnico con cui valutare l’impianto. Per te, è la prova che l’impianto è stato realizzato secondo uno standard riconosciuto: se un domani sorge una contestazione, la legge 186/1968 prevede che gli impianti elettrici conformi alle norme CEI siano presunti a regola d’arte. Senza quella citazione, l’onere della prova si ribalta.
Il campo non accoglie il D.M. 37/2008: è l’atto che crea l’obbligo della DiCo, non una norma tecnica da applicare. Non va citato tra le norme tecniche.
L’errore di citare norme che non hai applicato
L’errore più comune non è dimenticare una norma: è elencare norme “di copertura” che non corrispondono al lavoro eseguito. Capita quando si usa un modello prefabbricato con un elenco fisso, copiato da una pratica precedente senza verificare il caso concreto.
Le conseguenze sono due. La prima è formale: una DiCo che cita la CEI 64-8 per un impianto gas è tecnicamente errata e contestabile. La seconda è sostanziale: citare una norma che non hai seguito non ti protegge in sede di verifica: anzi, aumenta l’esposizione perché dichiari una conformità che non puoi dimostrare.
La regola è semplice: citi solo le norme che hai effettivamente applicato, nella versione in vigore al momento dei lavori.
Il metodo: dal tipo di lavoro alla norma giusta
Il punto di partenza non è “quale norma devo citare” ma “cosa ho fatto”. Il tipo di intervento e il tipo di impianto determinano quali norme sono pertinenti. Ecco il percorso in tre passi.
Passo 1: identifica il tipo di impianto e il cluster Il D.M. 37/2008 all’articolo 1 distingue le tipologie di impianto: elettrici (lettera A), radiotelevisivi ed elettronici (lettera B), riscaldamento e climatizzazione (lettera C), idrosanitari (lettera D), gas (lettera E), sollevamento (lettera F), antincendio (lettera G). Ogni tipo ha le sue norme tecniche di riferimento.
Passo 2: consulta le schede del cluster /norme/ Le schede del sito raccolgono le norme tecniche per cluster, con indicazione del legame con la DiCo. Per ogni norma è indicato se va citata nel campo norme tecniche applicate e per quale tipo di intervento. Parti sempre da lì:
- Impianti elettrici (lettera A): schede in /norme/impianti-elettrici
- Tutti i cluster: /norme/tutte
La scheda indica anche l’edizione vigente della norma, che devi verificare prima di citarla.
Passo 3: filtra per l’intervento concreto Anche all’interno di un cluster, non tutte le norme si applicano a ogni intervento. Un rifacimento dell’impianto elettrico di un appartamento cita la CEI 64-8; se hai installato anche un impianto fotovoltaico connesso in rete, aggiungi la CEI 0-21; se hai installato un impianto di protezione contro i fulmini, citi la serie CEI EN IEC 62305. Non elencare norme di parti dell’impianto che non hai toccato.
Usare le schede /norme/ per cluster
Ogni scheda norma nel sito riporta un campo che descrive come la norma si lega alla DiCo. Quel campo risponde esattamente alla domanda “la cito nel campo norme tecniche applicate della DiCo?”. Le schede dei cluster raccolgono le norme per tipo di impianto, il che ti permette di scorrere l’elenco relativo al tuo lavoro in modo mirato.
Il metodo è più solido di qualsiasi elenco fisso, perché segue il lavoro reale anziché un template precostituito. E quando una norma viene aggiornata, la scheda riflette l’edizione corrente, al contrario di un modello che hai salvato anni fa.
Verificare l’edizione vigente prima di citare
Le norme tecniche vengono aggiornate. Un’edizione ritirata non è più valida come riferimento per il campo norme tecniche applicate, e citarla espone la DiCo a contestazioni. Questo vale in particolare per le norme a revisione frequente.
Il modo corretto è verificare l’edizione vigente alla data di fine lavori, non alla data di apertura del cantiere. Se i lavori si prolungano nel tempo e una norma viene aggiornata nel mezzo, l’edizione da citare è quella in vigore quando hai eseguito il lavoro, e va valutato caso per caso se le varianti introdotte impongano modifiche a quanto già realizzato.
Il catalogo CEI e il catalogo UNI sono le fonti ufficiali per verificare vigenza ed edizione. Le schede in /norme/tutte riportano l’edizione aggiornata conosciuta al momento della pubblicazione, ma non sostituiscono una verifica diretta prima della firma.
In sintesi
Il campo norme tecniche applicate della DiCo non è una formalità: è la base della presunzione di regola d’arte prevista dalla legge 186/1968 e dall’articolo 6 del D.M. 37/2008. Il metodo per compilarlo correttamente parte dall’intervento concreto, passa per le schede del cluster /norme/ pertinente, e si chiude con la verifica dell’edizione vigente alla data di fine lavori. Cita solo le norme che hai effettivamente applicato. Non citare il D.M. 37/2008 tra le norme tecniche: è l’atto che obbliga la DiCo, non una norma da seguire.
Scelte le norme dalle schede /norme/, le riporti nella DiCo con DiCoFacile senza ricopiarle a mano.
Questa guida ha carattere informativo e operativo: non sostituisce la lettura del testo vigente del D.M. 37/2008 né una valutazione tecnica del caso specifico.
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