Indice 7 sezioni
Il modello Allegato I del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37 è il modulo ufficiale su cui si compila la Dichiarazione di Conformità (DiCo). Se hai già letto la guida su come emettere la prima DiCo, sai cosa contiene e come funziona il processo dall’inizio alla fine. Questa guida fa un passo diverso: entra nel modulo riga per riga e ti mostra cosa scrivere concretamente in ogni campo.
Il rischio non è non capire la struttura del modello: è compilare i campi a metà, con dati approssimativi o formule generiche che, al momento del controllo, rendono la DiCo debole o inutilizzabile.
Il modello Allegato I: struttura a quadri
L’Allegato I è organizzato in quadri distinti, ciascuno dedicato a un insieme di informazioni. La struttura ufficiale comprende tipicamente:
- Quadro A: dati del committente e ubicazione dell’impianto
- Quadro B: dati dell’impresa installatrice e del Responsabile Tecnico
- Quadro C: tipologia dell’intervento e descrizione dell’impianto
- Quadro D: norme tecniche applicate e materiali
- Quadro E: dichiarazione finale e firma
Alcuni modelli editoriali o software presentano i quadri con leggere variazioni di denominazione, ma la sostanza dei dati richiesti resta quella dell’Allegato I al decreto. Quello che segue segue questa struttura.
Dati committente e ubicazione
Il primo quadro identifica chi ha commissionato i lavori e dove si trova l’impianto. È la parte che più spesso viene compilata con approssimazione, con conseguenze concrete: una DiCo intestata male non è utilizzabile per l’attivazione delle utenze o per le pratiche edilizie.
Nome e cognome (o ragione sociale): scrivi il nome completo del committente così come compare sul documento d’identità o sulla visura. Se il committente è una persona giuridica (società, condominio), usa la ragione sociale per esteso, non il nome del referente.
Codice fiscale / Partita IVA: indispensabile. Un committente persona fisica vuole il codice fiscale; una società la partita IVA. Non lasciare questo campo incompleto: in caso di pratiche SUAP o detrazioni fiscali è il primo dato che viene incrociato.
Ubicazione dell’impianto: non basta la via e il numero civico. Aggiungi il piano o l’interno se si tratta di un appartamento in condominio, e i riferimenti catastali se li conosci (foglio, mappale, subalterno). Se la DiCo riguarda un’unità immobiliare specifica, l’indirizzo generico del palazzo non è sufficiente a collegarla all’immobile.
Dati impresa e Responsabile Tecnico
Il secondo quadro identifica chi ha eseguito e certifica i lavori.
Denominazione dell’impresa: la ragione sociale esatta come appare sulla visura camerale. Evita abbreviazioni non ufficiali: se la visura dice “Rossi Impianti di Mario Rossi”, scrivi quella forma, non “M. Rossi” o “Rossi Impianti snc” se la forma giuridica non corrisponde.
Sede legale e partita IVA: dati dell’impresa come da visura aggiornata. Se la sede è cambiata di recente e la visura non è ancora aggiornata, risolvi prima: la DiCo deve essere coerente con i documenti ufficiali dell’impresa.
Iscrizione al Registro delle Imprese (o all’Albo delle imprese artigiane): numero di iscrizione e Camera di Commercio competente. Questo dato, insieme alla visura allegata, dimostra che l’impresa è abilitata.
Nome del Responsabile Tecnico: il nome e cognome della persona che ricopre il ruolo di RT ai sensi dell’articolo 4 del decreto. Deve essere la persona effettivamente registrata come RT per quell’impresa: non il titolare in automatico se il RT è un’altra persona, e non un dipendente qualsiasi.
Qualifica professionale del RT: il titolo di studio o il percorso che qualifica il RT per quella tipologia di impianto. Evita formule vaghe come “tecnico specializzato”: riporta il titolo (diploma di perito elettrotecnico, laurea in ingegneria, ecc.) o il percorso esperienza qualificata, come da art. 4.
Tipologia dell’intervento e descrizione
Questo è il quadro che più spesso viene compilato in modo generico, e che più spesso causa contestazioni.
Tipologia dell’impianto: indica la categoria specifica. Non scrivere solo “impianto elettrico” se l’impianto riguarda, ad esempio, un impianto elettrico di un’unità residenziale con rifacimento del quadro generale. Più sei preciso sulla categoria (art. 1 del D.M. 37), meno margini di ambiguità lasci.
Natura dell’intervento: nuovo impianto, trasformazione, ampliamento o manutenzione straordinaria. Non inventare categorie ibride. Se l’intervento ha componenti sia di ampliamento sia di modifica, chiarisci quale è prevalente e se l’intervento parziale tiene conto dell’intera impiantistica esistente.
Descrizione dell’intervento: qui entra il testo libero, e qui si vedono le DiCo scritte in fretta. La descrizione deve rispondere alle domande: cosa è stato fatto, su quale parte dell’impianto, in quale porzione dell’immobile. Una riga che dice “rifacimento impianto elettrico” non è una descrizione: una descrizione utile dice “rifacimento dell’impianto elettrico dell’appartamento al secondo piano, comprendente il quadro generale, i circuiti luce e FM dei locali cucina, soggiorno e due camere, con installazione di nuovo impianto di messa a terra”.
Ubicazione dell’intervento nell’immobile: se l’impianto non riguarda l’intero edificio o l’intera unità, specifica: “piano interrato”, “locale caldaia”, “appartamento interno 4”, “locali al piano terra destinati a ufficio”. In caso di rifacimento parziale, l’articolo 7, comma 3 del decreto richiede di indicare espressamente la compatibilità con le parti preesistenti.
Norme tecniche applicate e materiali
Il quarto quadro è dove molti installatori copiano la stessa lista di norme da una DiCo all’altra, senza verificare se si applicano davvero al caso specifico.
Norme tecniche applicate: elenca le norme tecniche (CEI, UNI) che hai effettivamente applicato nell’esecuzione dell’impianto, con la sigla completa e, dove rilevante, il numero di parte o edizione. Non elencare norme che non si applicano al tuo tipo di impianto o che non hai consultato. Citare la norma sbagliata è un errore che mina la credibilità dell’intera dichiarazione. Per scegliere le norme corrette, parti dal tipo di intervento e consulta le schede delle norme per cluster: ogni scheda riporta le norme applicabili a quella tipologia.
Materiali e componenti impiegati: non un elenco commerciale ma una descrizione per categorie funzionali con riferimento alla loro rispondenza alle norme. Ad esempio: “cavi con marcatura CE conformi alle norme di prodotto applicabili, quadro elettrico conforme a CEI EN 61439-1, interruttori differenziali con marcatura CE”. I marchi di qualità riconosciuti (IMQ, VDE, KEMA) possono essere citati come ulteriore riferimento.
Certificazioni dei materiali: per i prodotti soggetti a marcatura obbligatoria, la relazione dei materiali (allegato) deve contenere il riferimento alla marcatura CE o alle certificazioni di istituti autorizzati. Nel quadro del modello è sufficiente indicare che i materiali sono conformi alle norme citate e che la documentazione è nella relazione allegata.
La dichiarazione finale e la firma
L’ultimo quadro contiene la dichiarazione in senso stretto: l’impresa attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte, che sono state eseguite le verifiche previste dalla normativa vigente (comprese quelle di funzionalità), e che l’impianto è conforme alle norme tecniche indicate.
Data: la data di firma deve essere uguale o successiva alla data di effettivo completamento dei lavori e delle verifiche. Non è ammessa una data anticipata rispetto all’esecuzione reale.
Luogo: il comune dove viene firmata la DiCo (di norma la sede dell’impresa o il luogo dell’intervento, a seconda della prassi locale).
Firma del titolare o legale rappresentante: la DiCo è firmata dal titolare o dal legale rappresentante dell’impresa. Non è ammessa la firma del solo RT se non è anche titolare o legale rappresentante, a meno che sia espressamente delegato. Verifica le prassi locali, ma la regola generale è che la firma è dell’impresa, non del singolo tecnico.
Timbro dell’impresa: in molti casi il modello prevede il timbro dell’impresa accanto alla firma. Anche se non obbligatorio in tutti i contesti, è prassi consolidata che rafforza l’autenticità del documento.
In sintesi
Il modello Allegato I è strutturato per raccogliere informazioni precise in ogni quadro. I problemi nascono quando le informazioni sono approssimative: un indirizzo incompleto, una descrizione generica, una lista di norme copiata senza verificarla, una data incongruente.
Compilare il modello bene non richiede più tempo: richiede le informazioni giuste a portata di mano prima di iniziare. Verifica i dati del committente prima di aprire il modulo, tieni il numero di iscrizione dell’impresa aggiornato, e scrivi la descrizione dell’intervento come se dovessi spiegarlo a un collega che non era in cantiere.
Per una guida sugli allegati obbligatori che completano il fascicolo, consulta la voce di glossario; per il dettaglio dell’articolo 7, vedi la scheda del D.M. 37/2008.
Con DiCoFacile i quadri dell’Allegato I sono precompilati dai tuoi dati: scrivi meno, sbagli meno.
Questa guida ha carattere informativo e operativo: non sostituisce la lettura del testo vigente del D.M. 37/2008 né una valutazione tecnica del caso specifico.