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Stai aggiungendo un circuito a un quadro elettrico già esistente. O portando una nuova linea in un appartamento con impianto originale degli anni ‘90. O collegandoti a una rete idrica già posata senza documentazione. In tutti questi casi la situazione è la stessa: tu esegui una parte definita dell’intervento, ma il preesistente non ha una Dichiarazione di Conformità (DiCo).
Questo è uno dei casi tecnici più delicati per un Responsabile Tecnico, perché mette insieme due questioni distinte: cosa sei autorizzato ad attestare, e come devi farlo in modo che la DiCo che firmi sia tecnicamente corretta e non esporla a responsabilità sull’esistente.
Il problema: tu fai una parte, il resto non ha DiCo
Quando l’impianto preesistente ha una DiCo valida, il percorso è già definito dall’articolo 7, comma 3 del D.M. 22 gennaio 2008, n. 37: la tua DiCo riguarda la parte oggetto dell’intervento, ma tiene conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto, e indica espressamente la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti.
Il problema si complica quando il preesistente non ha DiCo. Qui non c’è un documento a cui fare riferimento, non c’è una certificazione da richiamare, e lo stato dell’impianto preesistente è, sul piano documentale, sconosciuto. Questo non ti impedisce di lavorare e di emettere la DiCo per la tua parte, ma cambia significativamente come devi strutturare il documento.
Cosa puoi e non puoi dichiarare
La DiCo che firmi attesta quello che tu hai realizzato: il tuo intervento, la tua esecuzione, le norme che hai applicato al tuo lavoro. Non attesta la corretta esecuzione dell’impianto preesistente, perché non l’hai realizzato tu e non ne hai responsabilità diretta.
Questo confine è fondamentale e ha due implicazioni pratiche:
- Non puoi estendere la tua DiCo all’intero impianto se non sei tu ad averlo realizzato interamente o ad averlo sottoposto a un intervento complessivo certificabile.
- Non puoi ignorare l’esistente: l’articolo 7, comma 3 richiede che la tua dichiarazione, pur riferita alla sola parte oggetto dell’intervento, tenga conto della sicurezza e funzionalità dell’intero impianto, e indichi la compatibilità con le condizioni preesistenti.
Dichiarare la compatibilità con il preesistente senza aver verificato le condizioni reali di quell’impianto sarebbe una dichiarazione inesatta. Ecco perché il sopralluogo sullo stato dell’esistente è imprescindibile prima di procedere.
Delimitare il perimetro dell’intervento
La prima operazione concreta è definire con precisione cosa è oggetto della tua DiCo. Nel modello Allegato I, la sezione tipologia dell’intervento e descrizione deve essere compilata in modo da rendere inequivocabile dove inizia e dove finisce il lavoro che stai attestando.
Elementi utili per delimitare il perimetro:
- Descrizione fisicamente ancorata al lavoro: indicare circuiti, tratti, punti di derivazione, locali interessati. “Nuova linea dedicata dal quadro secondario al locale cucina” è molto più preciso di “ampliamento impianto elettrico”.
- Richiamo al punto di collegamento col preesistente: dove la tua parte si innesta sull’impianto esistente, descrivi quel punto. È il confine tra ciò che attesti e ciò che non attesti.
- Esclusione esplicita dell’impianto preesistente: puoi indicare che la dichiarazione riguarda esclusivamente la parte di nuova installazione, mentre il resto dell’impianto preesistente è privo di documentazione di conformità.
Questa precisione non è burocrazia: è la tutela concreta per chi firma. Una DiCo vaga, che sembra estendersi all’intero impianto, espone all’interpretazione che tu stia attestando anche quanto non hai realizzato.
Come citare la compatibilità con il preesistente
L’articolo 7, comma 3 impone di indicare espressamente la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti. Questo significa che, prima di firmare, devi avere effettivamente verificato quella compatibilità, e nel documento devi riportarla in modo preciso.
Dal punto di vista tecnico, la verifica di compatibilità comprende almeno:
- Idoneità del punto di connessione: il circuito, la tubazione o il punto di allacciamento su cui ti innesti è in grado di sostenere il carico aggiuntivo? Ha le protezioni adeguate?
- Assenza di condizioni che compromettono la sicurezza: l’impianto preesistente, anche senza DiCo, non presenta evidenze macroscopiche di situazioni che rendono pericoloso il collegamento?
- Compatibilità tecnica del materiale e delle soluzioni: ciò che hai installato si integra correttamente con quanto esiste?
Nel documento, la formula da usare è del tipo: “La parte di nuova installazione è tecnicamente compatibile con le condizioni rilevate sull’impianto preesistente al punto di connessione [descrizione]. Per la parte preesistente dell’impianto non è disponibile documentazione di conformità.” Evita formule che sembrano estendere la tua attestazione all’esistente, e non usare formule generiche come “l’intero impianto è a norma”.
Quando conviene proporre una DiRi sull’esistente
Se l’impianto preesistente è stato realizzato prima del 27 marzo 2008 e non ha documentazione, c’è una strada aggiuntiva da considerare: proporre al committente di ottenere una Dichiarazione di Rispondenza (DiRi) sull’impianto esistente prima che tu intervenga.
La DiRi, rilasciata da un professionista abilitato dopo sopralluogo, attesta che l’impianto preesistente era rispondente alle norme in vigore al momento della sua costruzione. Una volta disponibile, diventa il riferimento documentale che puoi richiamare nella tua DiCo, esattamente come faresti con una DiCo preesistente.
Questo approccio conviene quando:
- Il preesistente è significativo (non un piccolo tratto) e la sua situazione documentale pesa sul valore dell’immobile o sugli adempimenti del committente.
- Il committente ha già un’esigenza di regolarizzare l’impianto (ad esempio per una vendita imminente o per ottenere l’agibilità).
- La complessità dell’impianto rende rischioso attestare la compatibilità senza avere un quadro documentale dell’esistente.
Se invece il preesistente è post-2008 e senza DiCo, la DiRi non è ammessa: in questo caso la situazione documentale del preesistente rimane irrisolta, e la tua DiCo sulla parte nuova deve rispecchiarlo con la massima precisione nel perimetro dichiarato.
Per la distinzione completa tra nuovo impianto, trasformazione e ampliamento, consulta la voce di glossario dedicata, che chiarisce anche le differenze terminologiche da usare nel campo tipologia dell’intervento.
In sintesi
- La tua DiCo copre solo la parte che hai realizzato: non si estende automaticamente all’impianto preesistente, anche se ci si innesta sopra.
- L’articolo 7, comma 3 impone di dichiarare la compatibilità tecnica con le condizioni preesistenti: devi averla verificata davvero prima di scriverla.
- Delimita con precisione il perimetro nel documento: descrivi dove inizia e dove finisce la tua parte, e indica esplicitamente che il preesistente è privo di DiCo.
- Se il preesistente è ante-2008 e senza documentazione, considera di proporre al committente una DiRi sull’esistente prima di procedere: ti dà un riferimento documentale da richiamare nella tua DiCo.
- Se rilevi condizioni di sicurezza problematiche nel preesistente, segnalale prima di procedere: non firmare dichiarazioni di compatibilità che non hai potuto verificare.
Questa guida ha carattere informativo e operativo: non sostituisce la lettura del testo vigente del D.M. 37/2008 né una valutazione tecnica del caso specifico.